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AVVISO
LUNEDI 1° NOVEMBRE IL MUSEO RESTERÀ CHIUSO PER FESTIVITÀ

Palazzo Manzi e Sala d’Oro

Il Museo non è che l’inizio di un itinerario che si snoda alla ricerca di quei “luoghi della memoria”, luoghi che hanno visto accadere, negli anni della Guerra e della Resistenza, fatti storici di portata nazionale e internazionale, ma anche vicende  personali e di paese, in qualche modo sempre legate alla Storia.

 

PALAZZO MANZI

Pier Luigi Bellini delle Stelle "Pedro", comandante della 52° Brigata Garibaldi, che arrestò il Duce il 27.4.1945

Pier Luigi Bellini delle Stelle “Pedro”, comandante della 52° Brigata Garibaldi, che arrestò il Duce il 27.4.1945

Palazzo Manzi è oggi la sede comunale di Dongo, ma venne costruiti per una nobile famiglia del luogo, nel 1803, su una preesistente modesta costruzione.

E’ realizzato dall’architetto Pietro Gilardoni, su disegno di Carlo Polti, per divenire la nobile residenza dei fratelli Polti Petazzi. Ma il palazzo passa presto di proprietà alla famiglia Manzi, da cui prende nome. Nel 1937 viene infine lasciato in eredità dall’ultima discendente, Giuseppina Manzi, alla comunità donghese, per essere adibito a sede municipale.

Nella sua severa ed elegante architettura, Palazzo Manzi è un raro esempio di stile neoclassico in Alto Lario. La facciata, imponente ma sobria, è caratterizzata da un ampio portale in pietra, sormontato da una balconata al piano nobile.

All’interno si trovano ambienti molto suggestivi, come la Sala d’Oro, la Cappella dell’Immacolata e l’antica Biblioteca, con le sue librerie in noce, dove sono raccolti più di 4000 volumi, tra cui carte geografiche del ‘700, rari incunaboli e cinquecentine.

Nell’aprile del 1945, Palazzo Manzi è protagonista delle vicende storiche che il Museo della Fine della Guerra vuole raccontare. Da qui partono i rastrellamenti delle Brigate Nere stanziate a Dongo. E qui il 26 aprile s’insedia il primo Sindaco della Liberazione. Nelle stanze al pian terreno ha luogo l’interrogatorio di Mussolini, dopo la sua cattura. In Sala d’Oro vengono rinchiusi i gerarchi fermati a Musso, prima della loro fucilazione. E in quello stesso salone viene allestita la camera ardente per gli ultimi morti della Resistenza a Dongo.

La Sala d’Oro

La Sala d'Oro all'interno di Palazzo Manzi

La Sala d’Oro all’interno di Palazzo Manzi

La sala era un tempo il salone d’onore, dove i nobili proprietari organizzavano balli e ricevimenti. Quando la contessa Giuseppina Manzi donò il palazzo alla comunità di Dongo, si decise di adibirlo a sede del Municipio, cambiando destinazione d’uso alle diverse sale. Ma la Sala d’Oro non venne modificata e, ancora oggi, si presenta noi nelle sue forme in stile “impero”, con mobili d’epoca e tessuti in stile.

Questo fu il luogo di detenzione dei gerarchi catturati con Mussolini: mentre lui veniva trasferito per precauzione, i suoi fedelissimi (tra cui i ministri Pavolini, Mezzasoma, Liverani) erano a Dongo, in attesa di conoscere il loro destino.